Primo: “In tutti questi anni i nostri partiti di sinistra hanno cambiato ogni tipo di simbolo e deforestato mezza Italia – quercia, ulivo, margherita – ma i nomi di chi guida i partiti sono sempre quelli: sempre gli stessi”.
Secondo: “I politici non possono intervenire sulle pensioni mantenendo i loro vitalizi”.
Terzo: “Dobbiamo dire stop al finanziamento pubblico ai partiti. E non ci dite che questa è anti politica, perché l’anti politica è quella di chi vede i risultati di un referendum e li ignora dando ai cittadini il sentimento di impotenza”.
Quarto: “Dobbiamo rendere il fisco più semplice e più chiaro. E tutto ciò che verrà raccolto dall’evasione noi promettiamo che lo utilizzeremo per la riduzione del carico fiscale”.
Quinto: “Ma con quale coraggio una certa sinistra può dire di essere il partito del lavoro? Con quale coraggio si può dire di aver difeso il lavoro in questi anni se meno di una donna su due oggi ha un posto di lavoro e se le donne devono ancora scegliere tra la loro professione e la loro maternità?”.
Sesto: “Finché verrà premiato nel mondo del lavoro il sistema del dover conoscere qualcuno e non del dover conoscere qualcosa non andremo da nessuna parte”.
Settimo: “Mandare Curiosity su Marte è costato alla Nasa meno soldi di quanto è costato all’Anas costruire la Salerno Reggio Calabria”.
Ottavo: “Svelo un segreto ai miei amici del Pd: se non portiamo con noi i delusi del centrodestra guardate che le elezioni le perdiamo di nuovo”.
Nono: “Questo paese lo hanno fatto le maestre delle scuole elementari”.
Decimo: “Ricordiamoci sempre di essere l’Italia e di essere portatori sani di bellezza e non portatori di calamità”.
Il decalogo di Renzi.
Alcune sono da standing ovation, altre so’ banali come quella sui portatori sani di bellezza - ma s’è guardato attorno? Ma il banale ci sta: mica deve farsi eleggere all’Accademia della Crusca.