Uno dei paradossi più evidenti nella attività della procura di Palermo all’epoca di Caselli: quando, per rafforzare l’ipotesi accusatoria nei confronti di Giulio Andreotti, si ritagliò nelle carte processuali un’immagine del generale Dalla Chiesa (di cui ricorre il trentennale dell’assassinio, ndr) come di un ufficiale intrigante e sostanzialmente fellone che trafugava parti dei memoriali di Moro per offrirli alla censura preliminare dell’allora presidente del Consiglio, trattenendone forse copia. Se quella indagine ricostruisce “la vera storia d’Italia”, come pomposamente fu intitolato il libro con gli atti della procura, effettivamente il generale non ne esce bene. E’ con i magistrati che suo figlio dovrebbe prendersela, prima ancora che con quelli che li sostennero.
di Massimo Bordin