L’azzeramento del deficit e l’abbattimento del debito pubblico per ogni anno nella misura almeno di un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil sono ottime cose per l’Italia. (…)
Il problema è che nel fiscal compact non è affatto scritto che quegli obiettivi – necessari e salutari – si debbano raggiungere con sanguinosi avanzi primari nell’ordine di 5-6 punti di Pil l’anno, realizzati attraverso ulteriori aggravi fiscali. E che solo così, procedendo per decenni con pressione fiscale oltre il 50% del Pil, abbasseremo a poco a poco il debito.
Questa interpretazione del fiscal compact oggi e del vincolo dell’euro ieri la dà la politica italiana: sotto destra, sinistra e sotto i tecnici. Ma è una scelta demenziale della politica italiana, non dell’Europa, continuare a far crescere la spesa pubblica e alzare la tasse, e non abbattere il debito attraverso massicce dismissioni pubbliche.
Chi sogna il referendum vorrebbe un bel plebiscito a favore di altra spesa pubblica e altre tasse. Invece è proprio questa strategia ammazza-Paese, che bisogna mettere nel mirino e abbattere. L’Europa coi suoi vincoli non c’entra un fico secco.