60 ANNI DI LUOGHI COMUNI
“Uno dei momenti più alti del film [Divo, ndr] è la scena in cui Scalfari intervista Andreotti su un tema di «natura filosofica», il «caso». E gli domanda se «è un caso» che il suo nome sia finito in tutte le vicende più oscure, nelle trame più intricate e nei delitti più orrendi della storia repubblicana.
Andreotti lo guarda impassibile e poi gli risponde, gelido: «E’ un caso che io abbia salvato il suo giornale da Berlusconi, consentendole la libertà di venire qui e di farmi domande così insolenti, con un tono così arrogante?» «Ma la storia è più complessa», replica uno Scalfari imbarazzato.
E Andreotti giganteggia: «Ecco, vedo che ha capito da solo. Anche la mia storia è complessa, come la sua…»
E’ da qui, forse, che dovrebbe partire un film su Giulio Andreotti, sul ceto politico della Prima Repubblica e in definitiva su 60 anni della storia italiana.
Ma, per farlo, non basta la cifra stilistica, pur egregia, di Sorrentino. Ci vorrebbe anche del coraggio. Il coraggio di navigare controcorrente, sganciandosi dall’aneddotica e dai luoghi comuni”.