Questa cosa che “privatizzare” un cosiddetto bene pubblico sia il “male assoluto” come emerge ora per ‘sta menata sull’acqua, mi pare una tipica stronzata di questi tempi patetici. Indotta dalla martellante operazione di diseducazione vigente, secondo la quale meglio che una cosa sia “di tutti” e malgestita piuttosto che (sia mai!) generi profitto per qualcuno, e chissene se nel mentre rischi di produrre efficienza e risparmi per tutti.
Dice ma, chi l’ha detto che pubblico uguale inefficiente? Aldilà della storia del socialismo, lo dice pure DARWIN: è la selezione naturale, la competizione, se la sospendi è naturale sedersi.
Si ma dice, qua siamo in Italia, privatizzazioni uguale oligopoli e quindi inefficienza inalterata. Okkei, ma allora concordate che il problema dell’inefficienza è del PUBBLICO che consente e “gestisce” clientelarmente tutto ciò!
Non è manco “privatizzazioni si, ma a patto di maggiori controlli”, come biascica timido chi, da sinistra, si rende pur conto dell’enorme stronzata; anzi al contrario, più riduci i controlli, magistrature e authority e più lasci la competizione aperta, meglio funzionerebbe.
Del resto c’è da prendere atto che si vive in un Mondo in cui la maggioranza s’è bevuta molto volentieri la balla che la finanza sia esplosa “a causa degli scarsi controlli”, quando in realtà è successo esattamente il contrario. E’ saltato tutto per la convergenza di avidità di singoli con l’avidità collettiva e istituzionalizzata, cioè “buona”: far leva sul debito per rendere chiunque nel Mondo Globalizzato “un vero consumatore”, per trasformare progressivamente i beni (dalla casa al cellulare alla playstation etc.) in “diritti universali”.