paneliquido:
Ne parlerò in dettaglio nella puntata del Disinformatico di oggi (venerdì) alle 11 sulla Rete Tre della RSI, ma a costo di dire cose impopolari, mi tocca segnalare che la reazione isterica (denial of service a raffica) di Anonymous alla chiusura di Megaupload e Megavideo da parte dell’FBI fa esattamente il gioco di chi vuole difendere lo status quo del copyright e inasprirne le leggi. Proprio adesso che si stava arrivando a liquidare SOPA e forse anche PIPA, Anonymous realizza un autogol attaccando i siti di FBI, Dipartimento di Giustizia USA, Universal Music, RIAA e altri. Adesso le varie lobby potranno puntare il dito e dire “Visto? Ve l’avevamo detto che l’accusa di censura e la difesa della libertà d’espressione erano foglie di fico per poter continuare a scroccare.”
Prima di prendere le difese di Megaupload, leggete i capi d’accusa in sintesi o per intero. I suoi titolari non sono stati arrestati per semplice file sharing di materiale sotto copyright. Hanno fatto ben di peggio: riciclaggio di denaro, tanto per dirne una.
Inoltre sono diventati multimilionari scroccando le fatiche altrui (proprio come certi magnati della musica e del cinema). Non stiamo parlando di un gruppo di ragazzini che mette su un server per condividere le puntate introvabili di Magnum PI o sottotitolare in russoDoctor Who rimettendoci tempo e soldi. Stiamo parlando di gente che s’è fatta cinque Mercedes AMG e decine di milioni di profitti con Megaupload. Sicuri di volerli presentare come paladini della lotta contro la censura per la libertà di Internet? Un conto è il file sharing senza scopo di lucro; un altro è lucrare sul file sharing.
Io non ho problemi a elogiare la “pirateria” come modo per custodire la cultura e la libertà delle idee, ma qui rischiamo di trovarci dei compagni d’avventura decisamente imbarazzanti. Se fossi complottista, direi che sono stati scelti apposta perché spettacolarmente impresentabili.
Il sospetto della caratterizzazione imbarazzante e impresentabile accentuata a cura del mainstream, non sorge minimamente? Eppure dovremmo avere una certa esperienza, qui in Italia, di magnati - e governanti - presentati come magnaccia. Ooooops, scordavo, qui da noi c’è chi al caimano ancora ci crede, pardon, non è lecito rovinare le favole e i sogni.
Trovo poi ipocrita, per usare il termine meno aggressivo, la distinzione tra file sharing “buono” purché uno non ci guadagni e chi invece “lucra” - termine onomatopeico, evocativo di sonorità tipo “porco” e “crimine”. Scommetto che chi ha scritto, descrive i proventi del suo lavoro come “guadagno”, “giusta remunerazione”. Anche se a volte posta in orario di lavoro.
Propalare la fola di un mondo anticapitalista, che genererebbe idee e le metterebbe in funzione anche senza l’incentivo del profitto individuale: QUESTO è il vero imbarcare “compagni di viaggio imbarazzanti” tipo Anonymous. Il risultato è la implicita richiesta “più Stato, più regolamenti”, il precipitare nell’Obamismo tutto stimoli di carta stampata. Poi uno dice che è tutta colpa del capitalismo avido e corrotto, quando i governi imbandiscono montagne di debito sovrano a disposizione del primo che arriva (tipicamente l’amichetto che ha finanziato la campagna elettorale).